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L’ho vista,
sentita,
stretta in mano,
e ho pensato
che fosse mia;
ma era la tua,
quella felicità.
Ora non è più
con me, chissà dove andrà
(che non si perda!),
e tu con lei,
a cercarla,
a correrle dietro,
a metterla in grembo a qualcun altro, sorridente.
Io, per conto mio,
senza più voi due tra i piedi,
passo qualche giro; poi
privo pur di una squallida silhouette
ricomincio a cercare
non so cosa. 

(Source: never4gain)

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Franco Fortini > FORSE IL TEMPO DEL SANGUE (1958)

Forse il tempo del sangue ritornerà.
Uomini ci sono che debbono essere uccisi.
Padri che debbono essere derisi.
Luoghi da profanare bestemmie da proferire
incendi da fissare delitti da benedire.
Ma più c’è da tornare ad un’altra pazienza
alla feroce scienza degli oggetti alla coerenza
nei dilemmi che abbiamo creduto oltrepassare.
Al partito che bisogna prendere e fare.
Cercare i nostri eguali osare riconoscerli
lasciare che ci giudichino guidarli esser guidati
con loro volere il bene fare con loro il male
e il bene la realtà servire negare mutare.

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Rosalba Katiuscia Buongiorno > COME POLVERE

Sii polvere invisibile e 
raggiungi le mie stanze buie,
rendendo languidi i miei riflessi 
ai raggi della Luna.

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Antonio Skármeta > IL POSTINO DI NERUDA

ADELPHI


[95]

Esattamente cento anni fa, un povero splendido poeta, il più grande e atroce dei disperati, scrisse questa profezia: «All’alba, armati di grande pazienza, entreremo nelle città splendide». 

Io credo in questa poesia di Rimbaud, il veggente. 
Io vengo da un’oscura provincia, da un paese che la geografia ha separato di netto dagli altri. Fui il più derelitto dei poeti, e la mia poesia fu regionale, dolorosa e piovosa. Perciò sono arrivato fin qui, con la mia poesia e la mia bandiera. 
In conclusione devo dire agli uomini di buona volontà, ai lavoratori, ai poeti, che l’intero avvenire è espresso in quella frase di Rimbaud: soltanto con ardente pazienza conquisteremo la splendida città che darà luce, giustizia e dignità a tutti gli uomini. 
Così la poesia non avrà cantato invano.

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Giorgio Caproni > IMMAGINE DI SERA

   Mi fai pensare, o sera,
con la tua pallidezza,
al viso un poco sbattuto
e deluso
d’una donna di casa,
quand’ha compiuto il lungo
giorno che l’ha strapazzata.

   Con un sorriso a fiore
di labbra, s’affaccia
alla solita attesa.
E forse non sa neppure
d’essere rassegnata.

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Paul Celan > [Conseguito Silenzio]

Questo è il momento in cui
i lupi mannari non
ce la fanno.
Nessuno
scherano più
vive.

L’uomo, vero e solo,
va ritto in mezzo
agli uomini.

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Paul Celan > RITRATTO DI UN’OMBRA [Conseguito Silenzio]

I tuoi occhi, orma di luce dei miei passi;
la tua fronte, solcata dal lampo delle spade;
i tuoi sopraccigli, orlo della rovina;
le tue ciglia, messi di lunghe lettere;
i tuoi riccioli, corvi, corvi, corvi;
le tue guance, stemma del mattino;
le tue labbra, ospiti tardivi;
le tue spalle, statua dell’oblio;
i tuoi seni, amici delle mie serpi;
le tue braccia, ontani alla porta del castello;
le tue mani, tavole di morti giuramenti;
i tuoi fianchi, pane e speranza;
il tuo sesso, legge dell’incendio boschivo;
le tue cosce, ali nell’abisso;
i tuoi ginocchi, maschere della tua boria;
i tuoi piedi, teatro d’armi dei pensieri;
le tue piante, cripte di fiamme;
la tua orma, occhio del nostro addio.

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"We must learn not only thesilence of the mouth but also thesilence of the heart, of the eyes,of the ears and of the mind, which Icall the five silences. Say it andmemorize it on your five fingers.”
                            Mother Teresa
( source Paul Foreman )

"We must learn not only the
silence of the mouth but also the
silence of the heart, of the eyes,
of the ears and of the mind, which I
call the five silences. Say it and
memorize it on your five fingers.”

                            Mother Teresa

( source Paul Foreman )

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Anna Akmàtova > IL MIELE SELVATICO SA DI LIBERTÀ

Il miele selvatico sa di libertà,
la polvere del raggio di sole,
la bocca verginale di viola,
e l’oro di nulla.
La reseda sa d’acqua,
e l’amore di mela,
ma noi abbiamo appreso per sempre 
che il sangue sa solo di sangue…

Invano il procuratore romano,
tra gridi sinistri della plebe,
lavò davanti al popolo le mani,
e invano la regina di Scozia
tergeva da rossi schizzi
le palme affusolate, nell’afosa
oscurità del palazzo reale….

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Anna Akmàtova > A MOLTI

Io sono la vostra voce, il calore del vostro fiato,
il riflesso del vostro volto,
i vani palpiti di vane ali…
fa lo stesso, sino alla fine io sto con voi.

Ecco perché amate così cúpidi
me, nel mio peccato e nel mio male,
perché affidaste a me ciecamente
il migliore dei vostri figli;
perché nemmeno chiedeste di lui,
mai, e la mia casa vuota per sempre
velaste di fumose lodi.
E dicono: non ci si può fondere più strettamente,
non si può amare più perdutamente…

Come vuole l’ombra staccarsi dal corpo,
come vuole la carne separarsi dall’anima,
così io adesso voglio essere scordata.

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Anna Akmàtova > DISTACCO

Ho davanti la via isoscele 
della sera.
Già ieri, innamorato,
supplicava: “Non dimenticarmi”.
E adesso solamente i venti
e i gridi dei pastori
e i cedri agitati
sopra fresche fontane.

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Anna Akmàtova > AH, TU PENSAVI

Ah, tu pensavi che anch’io fossi una
che si possa dimenticare
e che si butti, pregando e piangendo,
sotto gli zoccoli di un baio.
O prenda a chiedere alle maghe
radichette nell’acqua incantata,
e ti invii il regalo terribile
di un fazzoletto odoroso e fatale.
Sii maledetto. Non sfiorerò con gemiti
o sguardi l’anima dannata, 
ma ti giuro sul paradiso,
sull’icona miracolosa
e sull’ebbrezza delle nostre notti ardenti:
mai più tornerò da te.

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Anna Akmàtova > LA PORTA SOCCHIUSA

La porta è socchiusa,
dolce respiro dei tigli…
Sul tavolo, dimenticati,
un frustino ed un guanto.
Giallo cerchio del lume…
Tendo l’orecchio ai fruscii.
Perché sei andato via?
Non comprendo…
Luminoso e lieto
domani sarà il mattino.
Questa vita è stupenda,
sii dunque saggio, cuore.
Tu sei prostrato, batti 
più sordo, più a rilento…
Sai, ho letto
che le anime sono immortali.

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Anna Akmàtova > LA SENTENZA

E sul mio petto ancora vivo
piombò la parola di pietra.
Non fa nulla, vi ero pronta,
in qualche modo ne verrò a capo.
Oggi ho da fare molte cose:
occorre sino in fondo uccidere la memoria,
occorre che l’anima impietrisca,
occorre imparare di nuovo a vivere.
Se no… Oltre la finestra
l’ardente fremito dell’estate, come una festa.
Da tempo lo presentivo:
un giorno radioso e la casa deserta

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Anna Akmàtova > ULTIMO BRINDISI

Bevo a una casa distrutta,
alla mia vita sciagurata,
a solitudini vissute in due
e bevo anche a te:
all’inganno di labbra che tradirono,
al morto gelo dei tuoi occhi,
ad un mondo crudele e rozzo,
ad un Dio che non ci ha salvato.