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Khaled Hosseini > MILLE SPLENDIDI SOLI

PIEMME

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Se avesse saputo mettere in parole quello che sentiva in quel momento, Mariam avrebbe detto a Nana che era stufa di essere uno strumento, stufa di ascoltare bugie, di essere oggetto di rivendicazioni, di essere strumentalizzata. Che non ne poteva più del modo in cui Nana manipolava la realtà, facendo di lei, Miriam, un altro motivo di scontento nei confronti del mondo intero.

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Una volta Nana le aveva detto che ogni fiocco di neve era il sospiro di una donna infelice da qualche parte del mondo. Che tutti i sospiri si elevavano al cielo, si raccoglievano a formare le nubi e po si spezzavano in minuscoli frammenti, cadendo silenziosamente sulla gente. “A ricordo di come soffrono le donne come noi” aveva detto. “Di come sopportiamo in silenzio tutto ciò che ci cade addosso”.

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.. ora, naturalmente, è troppo tardi. Capire quando non si può più cambiare nulla è la giusta punizione per chi è stato spietato.

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Khaled Hosseini > IL CACCIATORE DI AQUILONI

PIEMME

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Baba amava modellare il mondo attorno a sé secondo i propri gusti. Io rappresentavo una clamorosa eccezione. Il problema era che mio padre vedeva il mondo in bianco e nero. Ed era lui a decidere cos’era bianco e cos’era nero. Non si può amare una persona così senza temerla. Forse nemmeno senza odiarla un po’.

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«Sto morendo» rispose con voce gorgogliante… 

Noi afgani siamo gente malinconica, non trovi?  Troppo spesso noi ci crogioliamo nel ghamkhori e nell’autocommiserazione. Accettiamo la sconfitta e la sofferenza, come fatti ineluttabili, anzi come necessità. Zendagi migzara, diciamo, la vita continua. Nel mio caso non si tratta di una resa al fato. Sono pragmatico. Ho visto diversi dottori e tutti mi hanno dato la stessa risposta. Ho fiducia in loro. Credo nella volontà divina.»

… «Esiste solo ciò che fai e ciò che non fai.» dissi.