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Jean-Christophe Grangé > IL GIURAMENTO

GARZANTI


[19]

…Percepivo ancora l’odore di erba tagliata, la consistenza dei miei pacchetti di Galuloises stropicciati e le nostre voci, quelle voci in piena muta che deragliavano nell’acuto per finire in uno scoppio di risa.

[152]

La mia vita non è che un istante, un’ora passeggera
La mia vita non è che un giorno
Che mi sfugge e svanisce
Tu lo sai, oh mio Dio, per amarti sulla terra
Non ho che oggi!
Oh! Ti amo Gesù! Verso di te aspira la mia anima.
Per un giorno soltanto resta il mio dolce sostegno.
Vieni a regnare nel mio cuore, dammi il tuo sorriso
Solo per oggi!
[Teresa di Lisieux]


[285]

… Neanche un commento sul fatto che non chiamo da mesi. La mia concezione di amicizia: nessun dovere, se non quello di rispondere «presente» al momento giusto.

[327]

Il miracolo di Agostina: non ero sicuro di crederci. Istintivamente, diffidavo delle manifestazioni divine di carattere spettacolare. Dopo il Ruanda, ero l’adepto di una fede austera, solitaria, responsabile. Dio non interviene sulla terra. Ci ha lasciati con gli strumenti per affrontare il nostro viaggio. Ci ha donato il suo messaggio, insieme alla libertà di camminare fino a lui. Spetta a noi resistere alle tentazioni, sfuggire alle tenebre. In parole povere, dobbiamo cavarcela da soli. E’ questa la nostra grandezza, la possibilità di cooperare alla creazione di noi stessi.

[503]

… Presto lei indossa solo le figure geometriche della sua biancheria bianca. Figure dalle linee aguzze, implacabili. Punte che mi feriscono e mi attirano, mi tagliano e mi affascinano.

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Jean-Christophe Grangé > MISERERE

GARZANTI

[67]

Aveva rinunciato alle macchine a cialde quando gli avevano chiesto, in un negozio dai toni caldi e dalle commesse sorridenti, di compilare un questionario sui suoi gusti più intimi per poter ottenere la carta di membro. Aveva risposto che voleva solo bere un caffè, non entrare in una setta. Non sopportava più quella società dei consumi, satura di concorsi a premi e di carte fedeltà. Società materialista, meschina, timorosa, dove il massimo del rischio era vedere il proprio migliore amico accendersi una sigaretta e il culmine della felicità fare le spese di Natale pagando unicamente con buoni premio. Sorrise. In fondo non tollerava più niente. Mendez aveva ragione: il malumore, un’ «altra cosa da vecchi».

[271]

Ricordò quello che una guardia di Aushwitz aveva detto al prigioniero Primo Levi «Qui non ci sono perché». La miseria e la verità dei carnefici lo scioccavano. Se si uccideva, allora si doveva accettare di essere uccisi. Ma non era così. Gli oppressori erano sempre aggrappati alle loro squallide vite. Quando aveva visitato il campo di Treblinka, Himmler si era sentito male.

[299]

«.. Quando si raggiunge la pubertà, aumenta la produzione di testosterone, l’ormone maschile. Le corde vocali si allungano. La laringe s’ingrossa. Lo stiramento delle corde  le fa vibrare meno velocemente ed emettere quindi suoni più gravi. Come un violino che si trasforma in violoncello. In un certo modo, è il risveglio del desiderio a modificare la voce. È il sesso a trasformare l’angelo in semplice essere umano.»

[288]

L’uomo è fatto per sognare, per combattere e non per subire. È la legge dell’evoluzione. E, soprattutto, l’uomo è fatto per la poesia. E l’utopia è poetica. E la poesia avrà sempre la meglio sul realismo. 

[452]

«.. È la guerra che è folle. Posso assicurarti che prima di andare in Africa, a diciassette anni, ero un ragazzino equilibrato… Che tu lo creda o no, sono soprattutto una vittima. La vittima ordinaria di eventi straordinari. A meno che non sia il contrario. La vittima straordinaria di fatti che, in tutta la loro laidezza, non fanno altro che rivelare la violenza ordinaria dell’uomo.»

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Jean-Christophe Grangé > LA LINEA NERA

GARZANTI

[82]

«La mia ferita non è un segno di debolezza. Né un’infermità. È un segno di potenza, che tutti devono vedere e accettare. Non nascondere mai niente, Jimmy. Né i tuoi desideri, né i tuoi peccati.».

[161]

«Direi che il sangue della verginità è denso. Carico. È la vita, ma al tempo stesso anche la morte. La fine dell’innocenza, della libertà. La sessualità esiste nel bambino, ma non è ancora una prigione. I desideri sono semplici apparizioni, attraversano fugacemente il corpo. Con la pubertà, e la deflorazione, questi fuochi fatui s’incarnano, si colorano di rosso, diventano delle potenze organiche che perdureranno per tutta l’esistenza …». 
Riaprì gli occhi.
«Glielo ripeto: questo è il sangue di una ferita. Una piaga che non si cicatrizza mai. È la vocazione stessa del desiderio. Un richiamo perpetuo. Insaziabile.»

[249]

«.. Tutti concordano nel dire che l’amok corrisponde a una crisi di follia, nel senso più medico del termine. Ma pensano anche che ci siano di mezzo i dèmoni … Noi associamo sempre psichiatria e credenza. Non è d’altronde detto che sia una visione meno efficace di una strettamente clinica. Nella misura in cui un paziente crede ai diavoli che lo possiedono, si può dire che essi esistono, no? La ragione non è altro che una certa regolazione della lucidità. Tutto è vero, dato che tutto è percezione …»

[288]

.. Con il passare degli anni, tra un uomo e una donna, tutto brucia, tutto si consuma. Voglio dire: ciò che hanno di meglio. Un giorno, si risvegliano fra le ceneri… tra loro restano i pezzi più duri, i pezzi non infiammabili. L’odio. L’amarezza. Il rancore.  E la paura.