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Emily Dickinson > Cuore! lo scorderemo

Cuore, lo scorderemo!
Tu e io - stanotte!
Tu puoi scordare il calore che dava -
io scorderò la luce!
Quando avrai fatto, dimmelo ti prego
che io possa all’istante cominciare!
Svelto! perché mentre tu indugi
mi ricordo di lui!
- 0 -
Heart! We will forget him!
You and I - tonight!
You may forget the warmth he gave
I will forget the light!
When you have done, pray tell me
That I may straight begin!
Haste! lest While yours lagging
I remember him!
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J.A. Redmerski > Il confine di un attimo

7 - Andrew
Perché la gente è sempre pronta a obbedire? Io non sono così. Io voglio una cosa sola nella vita. E non sono né i soldi, né la fama, né il pacco photoshoppato su un cartellone pubblicitario a Times Square, né un’istruzione universitaria che forse – ma forse anche no – potrebbe essermi utile in futuro. Non so bene cos’è che voglio, ma lo sento in fondo alla pancia. Per ora se ne sta lì, dormiente. Lo capirò quando lo vedrò.
7 - Andrew
Pensavo di poter approfittare di tutto questo tempo per pensare, per schiarirmi le idee e magari capire cosa sto facendo e cosa farò dopo la morte di mio padre. Perché le cose cambieranno. Le cose cambiano sempre quando qualcuno a cui vuoi bene muore. E non importa cosa fai per prepararti al cambiamento: non sarai mai pronto. L’unica cosa che puoi fare con certezza è chiederti chi sarà il prossimo. So che non riuscirò mai più a guardare mia madre allo stesso modo…
36 - Camryn
Il sesso cambia sempre ogni cosa. Ti sembra di vivere in una bolla, in cui tutto è sicuro, spensierato e prevedibile. Un’attrazione per la persona giusta può durare in eterno, quando il mistero dell’intimità è lasciato intatto; ma appena si fa sesso la spensieratezza e la prevedibilità si trasformano spesso nel loro opposto. L’attrazione è destinata a svanire? Ci desidereremo ancora come prima? L’uno o l’altra pensa segretamente di aver commesso un grave errore, e che era meglio lasciare le cose com’erano?
Quote
"

Ci sono cose che un uomo fa,
e cose che un uomo non fa.

È semplicissimo,
non c’è altro da aggiungere.

"


QUI XIALONG, Cyber Cina

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Qui Xiaolong > Cyber China

[incipit] 
Chen alzò gli occhi e vide arrivare, diretta verso di loro, una ragazza che camminava con passo leggero. Snella, flessuosa, quant’è giovane, / la punta di un bocciolo di cardamomo / agli inizi di primavera.
5.
È soltanto un sogno,
del passato, o del presente.
Chi si sveglia da un sogno?
Esiste unicamente un ciclo infinito
di vecchie gioie e nuovi dolori.
Un giorno, qualcun altro,
in vista della torre gialla, di notte
potrebbe sospirare a lungo per me.
11.
Ogni cosa è possibile ma non necessariamente plausibile, rifletté Lianping, con un petalo di gelsomino tra le labbra.
12.
L’acqua seguita a scorrere,
la nube si allontana,
e la primavera se n’è andata.
È un mondo diverso.
15.
Ultimamente c’era stato un recupero delle canzoni rivoluzionarie, in particolare quelle popolari durante la Rivoluzione culturale, come se il solo fatto di cantarle potesse di nuovo far tornare nella gente la fede nel Partito. «È come una magia nera» disse Lianping. «Si ricorda la rivolta dei boxer? Quei soldati-contadini cantavano “nessuna arma può farci del male”, mentre andavano incontro alle pallottole. Ma naturalmente ci hanno lasciato la pelle.»
23.
Ti piace dire che sei un granello di sabbia,
finito per caso nei miei occhi.
Preferiresti che io piangessi per conto mio
piuttosto che costringermi ad amarti,
e poi tu scomparirai ancora nel vento
come un granello di sabbia…
23.
«Mi ricordo una delle citazioni preferite di tuo padre: “Ci sono cose che un uomo fa, e cose che un uomo non fa”» disse lei. «È semplicissimo, non c’è altro da aggiungere.»
26.
Chen, non so che dire.» «Su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere. Credo che sia una frase di Wittgenstein. Un paradigma davvero appropriato.
Quote
"it grips you out of nowhere, this burden of keep on breathing"


 redlilith , tumblr

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Philip K. Dick > Ma gli androidi sognano pecore elettriche?

[titolo originale: Do Androids dream of electric sheep?]
[incipit]
Una gioviale scossetta elettrica, trasmessa dalla sveglia automatica incorporata nel modulatore d’umore che si trovava vicino al letto, destò Rick Deckard.
CAPITOLO PRIMO
Alla fine ho trovato la combinazione della disperazione.» Il volto scuro, spavaldo, mostrava soddisfazione come se avesse conseguito un risultato di valore. «E così l’ho messa in agenda due volte al mese; ritengo sia un lasso di tempo ragionevole per disperarsi di tutto, di esser rimasti qui sulla Terra dopo che chiunque fosse sufficientemente svegliò è emigrato, non credi?»
CAPITOLO SECONDO
Silenzio. Riverberava come un bagliore dalle pareti e dai pannelli di legno; lo percuoteva con una tremenda energia assoluta, come venisse generato da un’immensa turbina. Saliva dal pavimento, dalla consunta moquette grigia. Si sprigionava dagli elettrodomestici rotti o semiguasti della cucina, macchine morte che non avevano mai funzionato da quando Isidore era andato ad abitare in quella casa. Stillava dall’inutile lampadario in salotto e andava a mischiarsi a se stesso, ad altro silenzio che calava dal soffitto macchiato di mosche.
CAPITOLO SECONDO
Isidore percepì il silenzio visibile e, a modo suo, vivo. Vivo! Ne aveva spesso avvertito l’austero avvicinarsi in precedenza; quando arrivava gli esplodeva in casa senza alcun rispetto, evidentemente incapace di attendere. Il silenzio del mondo non riusciva a tenere a freno la propria avidità. Non poteva aspettare ancora. Non quando aveva già virtualmente vinto.
CAPITOLO SEDICESIMO
tu ormai la sai la verità, conosci bene la superficie scabra e scivolosa della verità, dura come un mattone.
CAPITOLO SEDICESIMO
Gli androidi non possono avere figli», disse infine. «Ci perdiamo qualche cosa?»
Quote
"my heart pretends not to know how it always ends"


 redlilith , tumblr

Photoset

retrogasm:

ratak-monodosico:

This is beyond amazing!

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nevver:

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Donna Tartt > Il cardellino (ebook)

Capitolo 1 - Ragazzo con un teschio
Quand’ero ancora ad Amsterdam, per la prima volta dopo anni sognai mia madre. Ero rimasto confinato nella mia stanza d’albergo per più di una settimana, terrorizzato all’idea di chiamare chicchessia o di mettere il naso fuori, il cuore che fremeva e sussultava anche al più innocuo dei rumori: il campanello dell’ascensore, l’andirivieni del carrello del minibar, persino i campanili delle chiese che scandivano le ore, de Westertoren, Krijtberg, un clangore dai contorni vagamente oscuri, come i presagi di sventura delle fiabe

Capitolo 1 - Ragazzo con un teschio
.. era venuta a farmi visita nella sola forma che le era concessa, e i nostri occhi s’incontrarono nello specchio in un lungo, immobile istante; ma proprio quando sembrava sul punto di parlare – con un sorriso tra il divertito, l’affettuoso e il frustrato sul volto – una cortina di vapore si srotolò tra noi e mi svegliai.

Capitolo 1 - Ragazzo con un teschio
È evidente dall’immobilità che trasuda in ogni scatto quanta diffidenza nutrisse nei confronti dell’obiettivo: ha l’aria vigile e tigresca di chi si prepara a reagire a un attacco. Ma nella vita di tutti i giorni non era così

Capitolo 1 - Ragazzo con un teschio
I pittori olandesi erano maestri nel lavorare su questo confine… la maturazione che scivola nella decomposizione. Il frutto è perfetto ma non durerà, è già sul punto di deperire.

Capitolo 1 - Ragazzo con un teschio
Be’, gli olandesi hanno inventato il microscopio» disse. «Erano gioiellieri, tornitori di lenti. Ci tenevano ai dettagli, perché c’è un significato anche nelle cose minuscole. Ogni volta che vedi una mosca o un insetto in una natura morta – un petalo sfiorito, la lieve ammaccatura di una mela –, l’artista ti sta inviando un messaggio in codice. Ti sta dicendo che le cose vive non durano… che tutto è effimero. La morte è connaturata alla vita. Per questo si chiamano nature morte. Può essere che all’inizio, dentro tutta questa bellezza, questo rigoglio, tu non riesca a scorgere l’impercettibile traccia di marcescenza. Ma se guardi attentamente… la troverai.

Capitolo 1 - Ragazzo con un teschio
la mamma. «Ma il modo in cui perdiamo le cose è insensato e terribile. Per incuria. Incendi, guerre. Il Partenone utilizzato come un magazzino per le munizioni, ma ci pensi? Tutto ciò che sopravvive alla Storia dovrebbe essere considerato un miracolo.»

Capitolo 3 - Park Avenue
È possibile che la signora Ingersoll non permetta a Sabine di bere caffè, ma in ogni caso a quella ragazza servirebbe ben altro per riuscire a farsi ammettere in un corso avanzato.» «Questo è un commento gratuito, Andy, e davvero poco carino.» «Be’, è la pura verità» ribatté Andy come se nulla fosse. «Sabine è un’oca. Immagino faccia bene a preoccuparsi della propria salute, visto che è la sua unica risorsa.»

Capitolo 4 - Lecca-lecca alla morfina
È uno dei primi pezzi d’antiquariato che ho comprato, trent’anni fa. A una svendita di arte popolare americana. Non sono un grande appassionato, mai stato… questo pezzo non è eccezionale, non ha nulla a che vedere col resto delle mie cose, ma dopotutto non è sempre l’elemento fuori posto, quello che non funziona alla perfezione, che stranamente finiamo per amare di più?

Capitolo 4 - Lecca-lecca alla morfina
A volte, nel tardo pomeriggio, un vento umido e sferzante soffiava contro le finestre che davano su Park Avenue mentre il traffico dell’ora di punta scemava e la città si svuotava in previsione della sera; pioveva, gli alberi germogliavano, la primavera virava all’estate; e il desolato lamento dei clacson per la strada, l’odore pungente del marciapiede bagnato, avevano un che di elettrico, un sentore di gente ed energia statica, segretarie sole e uomini grassi con le buste dei take-away, e dappertutto la malinconia sgraziata delle creature in perenne lotta per la sopravvivenza.

Capitolo 4 - Lecca-lecca alla morfina
Andy, lo sapevo, era un amico; mi fidavo di lui, tenevo in considerazione il suo parere, però certe volte quando parlavo con lui avevo l’impressione di conversare con uno di quei programmi informatici che simulano le reazioni umane.

Capitolo 5 - Badr al-Dine
Il cielo era di un blu pieno, incurante, infinito; il miraggio di una gloria ridicola e illusoria.

Capitolo 7 - La-bottega-dietro-la-bottega
Hobie viveva come un grande mammifero marino nel suo placido ecosistema, in una casa dove ogni orologio non andava d’accordo con gli altri e il tempo scorreva secondo traiettorie serpeggianti, seguendo solo il proprio torpido tic tac, regolato dal ritmo di quell’ambiente isolato, saturo di antichità, tra le chiazze marrone scuro del tè e del tabacco, lontano anni luce dalla versione posticcia e industriale del mondo.

Capitolo 7 - La-bottega-dietro-la-bottega
anche da morto, mio padre era incancellabile, a prescindere da quanti sforzi facessi per togliermelo dalla testa: c’era sempre, nelle mie mani e nella mia voce e nel modo in cui camminavo, nelle mie occhiate che saettavano da una parte all’altra quando uscivo dal ristorante con Hobie, nella maniera in cui inclinavo il capo, che ricordava la sua vecchia abitudine di controllare la propria immagine riflessa in qualsiasi superficie potesse fungere da specchio.

Capitolo 8 - La-bottega-dietro-la-bottega, il seguito
Ricorda sempre che la persona per cui stiamo lavorando in realtà è colui che restaurerà questo pezzo fra cent’anni. È lui che dobbiamo lasciare a bocca aperta.

Capitolo 9 - Un universo di possibilità
Ma il pensiero di lei mi affliggeva al punto che non riuscivo a dimenticarla più di quanto avrei potuto dimenticare un mal di denti. Era una cosa involontaria, inevitabile, compulsiva.

Capitolo 9 - Un universo di possibilità
Con una ragazza bellissima avrei potuto consolarmi dicendomi che era fuori della mia portata; il fatto che fossi tanto ossessionato e scosso dalla sua normalità suggeriva – brutto segno – un sentimento più profondo del coinvolgimento fisico, una pozza di catrame interiore in cui avrei potuto sguazzare e crogiolarmi per anni.

Capitolo 9 - Un universo di possibilità
Il traffico rombava, scorrendo verso il tunnel, verso altri quartieri, verso altre città, verso centri commerciali e strade, vasti flussi anonimi di commercio interstatale. C’era, in quel brusio costante, una solitudine seducente, un invito, come il richiamo del mare, e per la prima volta capii l’impulso che aveva spinto mio padre a svuotare il suo conto in banca, ritirare le camicie dalla lavanderia, fare il pieno all’auto e lasciare la città senza dire una parola.

Capitolo 10 - L’idiota
A volte, per capire il mondo nel suo insieme, puoi solo focalizzarti su un minuscolo frammento, concentrandoti su quello che hai a portata di mano per ricavarne il paradigma di ogni cosa; ma da quando il dipinto mi era svanito da sotto il naso, mi sentivo annegare nella vastità, non solo quella del tempo e dello spazio, ma anche e soprattutto quella, insormontabile, tra le persone.

Capitolo 12 - Punto Rendez-Vous
Da ragazzino, dopo che mia madre morì, provavo sempre a tenerla stretta nella mia mente prima di addormentarmi così magari sarei riuscito a sognarla, ma non succedeva mai. O, meglio, la sognavo di continuo, ma solo in quanto assenza, non come presenza: una brezza che attraversa una casa appena sgomberata, la sua grafia su un quaderno, il suo profumo, strade sconosciute di città perdute dalle quali sapevo che era appena passata, un’ombra che si allontanava lungo un muro assolato. A volte la scorgevo tra la gente, o in un taxi in partenza, e queste sue apparizioni mi davano un piacere intensissimo anche se non riuscivo a raggiungerla. Alla fine, mi sfuggiva sempre: non arrivavo a rispondere alle sue chiamate, oppure perdevo il suo numero; o correvo a perdifiato sin dove avrebbe dovuto essere, solo per scoprire che se n’era già andata.

Capitolo 12 - Punto Rendez-Vous
farsi strada nella mente e nel cuore da ogni possibile angolazione, in modi unici e molto particolari. Sono tuo, tuo. Sono stato dipinto per te. E – oh, non so, fermami se sto farneticando…» passandosi una mano sulla fronte, «ma anche Welty parlava di oggetti fatali. Ogni mercante d’arte e antiquario li sa riconoscere. Opere che tornano e ritornano. Forse per qualcun altro, che non è antiquario, non si tratta di un oggetto. Può essere una città, un colore, un’ora del giorno. Il chiodo su cui il tuo destino tende a impigliarsi e a strapparsi.»

Capitolo 12 - Punto Rendez-Vous
.. cosa sarebbe accaduto se quel particolare cardellino (ed è molto particolare) non fosse stato catturato o non fosse nato in cattività, ed esibito in una casa dove il pittore Fabritius poteva vederlo? La bestiola non può aver compreso perché le toccasse vivere in condizioni tanto dolorose: frastornata dai rumori (come immagino), assalita dal fumo, dall’abbaiare dei cani, dagli odori in cucina, importunata dagli ubriachi e dai bambini, condannata a volare solo quel tanto che le consentiva la più corta delle catene. Eppure anche un bambino riesce a coglierne la dignità: un pizzico di coraggio, tutto piumette e fragili ossicini. Non timido, nemmeno disperato, ma determinato a rimanere al suo posto. Deciso a non ritrarsi dal mondo.

Capitolo 12 - Punto Rendez-Vous
E per quanto tutto ciò sia terribile, lo capisco. Non possiamo scegliere cosa vogliamo e cosa non vogliamo e questa è la verità nuda e cruda. Non possiamo scappare da ciò che siamo.

Capitolo 12 - Punto Rendez-Vous
Nella misura in cui il quadro è immortale (e lo è), io ho una minuscola, luminosa, immutabile parte in quell’immortalità. Esiste; e continuerà a esistere. E io aggiungo il mio amore alla storia delle persone che hanno amato le cose belle, e se ne sono prese cura, e le hanno strappate al fuoco, e le hanno cercate quand’erano disperse, e hanno provato a preservarle e a salvarle intanto che, letteralmente, se le passavano di mano in mano, chiamando dalle rovine del tempo la successiva generazione di amanti, e quella dopo ancora.

Quote
"Noi abbiamo l’arte per non morire a causa della verità."


NIETZSCHE

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Quote
"we should have met years ago, when I still had a heart to give"


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Roy Lewis > Il più grande uomo scimmia del Pleistocene

[ADELPHI] ebook

1
Quando i venti soffiavano forte da nord, spifferando gelidi che la grande cappa di ghiaccio continuava la sua avanzata, noi ammucchiavamo tutte le nostre riserve di legna e fascine davanti alla caverna e facevamo un gran fuoco, convinti che per quanto a sud si fosse spinta stavolta, fino in Africa, addirittura, noi eravamo perfettamente in grado di affrontarla e vincerla.

4
Dovevamo restare; ma dovevamo anche usare la testa. In qualche modo bisognava riuscire, una volta per tutte, a impedire ai leoni di mangiarci. Quale poteva essere il modo? Ecco, alla fine ho capito che la domanda chiave era questa. È il bello del ragionamento logico: permette di eliminare sistematicamente le alternative, finché non resta che la domanda a cui occorre rispondere».

7
Stiamo bene? Fra poco avrai il coraggio di affermare che ci siamo perfettamente adattati all’ambiente. È ciò che dicono tutti quelli che si sono stancati di evolvere; sono le ultime parole famose dello specialista, prima che sopraggiunga a mangiarselo uno specialista ancora più specializzato

7
Be’…,» replicai, ma sentivo il rossore arrivarmi alle orecchie «comunque, quanto lontano dobbiamo andare?». Papà posò il suo pezzo di carne e unì le punte delle dita. «Dipende da dove ci troviamo adesso». «E dove siamo?» chiesi. «Non ne sono sicuro» rispose papà con voce all’improvviso sommessa e grave, e un po’ triste. «Non del tutto. Credo verso la metà del Pleistocene. Dubito che abbiamo già raggiunto il Pleistocene superiore. Mi piacerebbe crederlo, Ernest, ma più ti guardo, più ti ascolto, soprattutto, e più ne dubito

7
… a dir la verità,» continuò con la voce ridotta quasi a un sussurro «a dir la verità, ultimamente mi è venuto più volte il sospetto che siamo ancora all’inizio del Pleistocene». «Tu lavori troppo, caro» disse la mamma, accarezzandogli la mano. «Vorrei che potessi prenderti un po’ di vacanza». La faccia di mio padre sembrava la maschera della tragedia: in quel momento esprimeva solo una lacerante sfiducia in se stesso. Cadde nel più completo mutismo; e si sentiva soltanto il crepitìo del fuoco e quello dei pidocchi (Pediculi antiqui) che le donne si cercavano a vicenda nelle chiome folte e scarmigliate e poi schiacciavano.

7
L’egoismo illuminato dei singoli individui si armonizzava con il risultato di produrre la quantità massima di cibo per il più grande numero di esseri. O, dolce lunedì mattina del mondo! O, Africa, continente all’avanguardia del progresso, culla della subumanità!

9
Il linguaggio precede e nutre il pensiero, come sai; e in realtà è poco più che una cortesia chiamare linguaggio le poche centinaia di sostantivi di cui disponiamo, la ventina di verbi tuttofare, la misera scorta di preposizioni e di suffissi, la continua necessità dell’enfasi, della gesticolazione e dell’onomatopea per rimediare alla scarsità dei casi e dei tempi. No, no, figlioli miei; culturalmente siamo poco più evoluti del Pithecanthropus erectus, il quale, credete a me, ha il destino segnato. Avete sentito quello che ne diceva il compianto zio Ian: è destinato a finire nella discarica dei fallimenti della natura»

9
È difficile capire, all’inizio» disse papà. «Ma se dobbiamo risolvere problemi, se dobbiamo acquisire una natura capace di individuare e risolvere problemi, è inevitabile possedere una morale, una coscienza; e quindi difficoltà personali da sbrogliare con pena, cercando magari sollievo con l’imporre la nostra volontà a oggetti inanimati che stanno fuori della nostra testa».

19
Miei cari,» ci esortava «fate che il vostro motto sia di lasciare il mondo un po’ migliore di come l’avete trovato, e di dare ai vostri figli condizioni di partenza un po’ migliori di quelle che avete avuto voi. Non contate sugli altri. Vivete come se l’intero futuro dell’umanità dipendesse dal vostro impegno; in fondo, potrebbe anche darsi! Sono tempi critici, questi, molto critici. La padronanza del fuoco non è che un inizio; devono esserci pensiero, pianificazione, organizzazione, per poter edificare su queste fondamenta.

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